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ALPINI E GIOVANI
di Giulio Vaccarini
Che rapporto hanno i nostri giovani, quelli dell’ultima generazione, con la montagna, con l’ambiente cioè che li circonda ?
Come vivono questa stretta vicinanza con le pendici boscose che affiancano il corso del Brenta, con quale occhi vedono i crinali tormentati di questo tratto di Valsugana, così vicini ma forse da essi anche così lontani ?
Quando – nel febbraio scorso – il Consiglio Direttivo del Gruppo Alpini “Benedetto Eccher” di Novaledo si è trovato a discutere il programma di attività 2006, l’idea di promuovere qualche iniziativa che coinvolgesse i più giovani trovò consensi immediati ed unanimi.
Questa volta non si trattava di predisporre la consueta organizzazione di supporto alle tradizionali feste (S. Lucia, Carnevale, ecc.), di cuocere cioè grostoli o altro, di distribuire beveraggi di varia natura.
Tutte cose che rientrano nei programmi ordinari delle “penne nere” locali.
Ci si è proposti invece un obiettivo più ambizioso: trovare risposte alle domande di cui sopra, sentendo dai giovani e diretti interessati cosa significhi per loro vivere in una località di montagna, in un posto privilegiato dal punto di vista naturalistico, ma ricco anche di riferimenti storici e culturali.
Con lo stesso entusiasmo con il quale avevano affrontato, nel 2004, l’impegnativo (e costoso) restauro della chiesetta di M. Broi, con la stessa determinazione espressa l’anno scorso nel sistemare l’area storica della Zopparina, gli Alpini di Novaledo si sono così mossi stavolta in un campo relativamente nuovo.
Va detto subito che abbiamo trovato pronta collaborazione nelle insegnanti della locale scuole elementare.
Altrettanta disponibilità ci è venuta dall’amico Pierino Debortolo, che si è prestato ad introdurre da par suo i giovanissimi compaesani nell’antico e magico mondo del canto corale di montagna.
Alcuni genitori ci hanno già espresso la loro soddisfazione per questa iniziativa.
La nostra soddisfazione è stata invece quella di constatare l’interesse dimostrato da ragazze e ragazzi (evidentemente ben preparati dai loro insegnanti) per le cose che le “penne nere” avevano in animo di dir loro e che sono state dette. Un interesse che merita – a nostro avviso – di essere pubblicato.
Novaledo, giugno 2006
La parola agli scolari ..
Qualche giorno fa abbiamo dedicato una lezione all’approfondimento dello studio sulla prima guerra mondiale. Sono intervenuti gli Alpini del Gruppo di Novaledo, per parlarci di quello che a quel tempo è successo nella nostra zona.
Ci hanno spiegato che proprio a Novaledo passava il fronte di guerra, infatti in questa zona vi era il confine tra l’ Impero austro–ungarico e il Regno d’Italia e qui si è combattuta una guerra di posizione terribile e sanguinosa.
Ma prima di tutto abbiamo parlato della montagna come ambiente, il nostro ambiente nel quale siamo nati e cresciuti.
La montagna non solo ci protegge dai fenomeni atmosferici, ma ci dà anche un senso di sicurezza.
Quando noi andiamo in pianura vediamo un orizzonte sconfinato e ci sentiamo un po' persi.
I turisti vengono da noi: cercano tranquillità, pace, contatto con la natura e soprattutto aria pulita; bisogna pensare che molti di loro arrivano dalle città dove vivono in modo caotico, stressante e in mezzo all' inquinamento.
A questo proposito noi possiamo ritenerci molto fortunati, ma a volte non ce ne rendiamo neanche conto.
Ai tempi dei nostri nonni si andava in montagna quasi sempre a piedi, arrivare in cima ad una vetta era una conquista ed era possibile osservare da vicino piante ed animali: ogni volta era una nuova scoperta.
Noi sappiamo che durante la prima guerra mondiale su queste montagne si sono svolte battaglie molto cruenti e sono morti molti soldati anche giovanissimi. In questo senso possiamo dire che i nostri monti sono quasi dei musei a cielo aperto.
Sono stati infatti ritrovati armi, pezzi di bombe, elmetti, bossoli di proiettili, per non parlare di tutte le salme che sono state portate negli ossari.
Molta della gente che ha combattuto faceva parte del Corpo Alpino. Gli Alpini di oggi vogliono mantenere viva la memoria del sacrificio di tutti quei soldati.
E' per questo che dal 1990 ogni anno gli Alpini di Novaledo ricordano con una cerimonia religiosa un fatto accaduto nel nostro Comune, sulle montagne della Val di Sella, in una località chiamata Zopparina.
Qui nella notte tra il 15 e il 16 maggio dell'anno 1916 giovani soldati di fanteri dell'esercito italiano presidiavano la linea di confine.
Quando nel buio sentirono parlare italiano non aprirono il fuoco, convinti che si trattasse di amici.
In realtà, essendo questi ultimi italiani sì, ma arruolati dall'esercito austriaco, spararono e avvenne una carneficina: solo due fanti italiani si salvarono.
Dieci anni fa, due giovani di Novaledo hanno ritrovato i resti di uno dei soldati morti durante quella battaglia.
Non se ne conosce il nome e nemmeno l'appartenenza.
Vicino aveva 362 bossoli di proiettili, segno che si era difeso fino all'ultimo.
Gli Alpini cihanno fatto capire che sarebbe giusto che tutta la popolazione partecipasse alla commemorazione che si svolge ogni anno la prima domenica di luglio in località Zopparina.
Quest'anno noi alunni della Scuola Primaria ci siamo preparati per prendere parte alla cerimonia: abbiamo imparato canti popolari e abbiamo scritto le nostre riflessioni sull'argomento.
Gli alunni delle classi quarta e quinta della Scuola di Novaledo

.. ed alle insegnanti 
Noi insegnanti siamo rimaste molto colpite vedendo l’interesse suscitato nei nostri alunni dall’intervento degli Alpini di Novaledo.
E’ stato particolarmente apprezzato il racconto della battaglia della Zopparina che molti non conoscevano.
I ragazzi hanno saputo cogliere il valore della memoria di quanto è accaduto sulle nostre montagne durante la guerra e molti di loro hanno manifestato il desiderio di partecipare in modo attivo alla celebrazione che si svolge tutti gli anni in luglio, in ricordo di questo cruento episodio.
Per l'occasione, aiutate dal signor Pierino Debortolo e la sua fisarmonica, abbiamo insegnato agli alunni alcuni canti popolari e di montagna che potranno costituire un’occasione di partecipazione collettiva e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità di Novaledo.
I bambini da questa lezione hanno potuto cogliere anche altri aspetti che riguardano la montagna, a volte sottovalutati o dati per scontati.
Dalle conversazioni sono uscite osservazioni personali molto interessanti e profonde sulla bellezza di questo ambiente nella quale abbiamo la fortuna di vivere.
Fabrizia Angeli -

Con le scuole a Mas del Cuco
La festa degli alberi
Musica e bimbi a Malga Broi
Zoparina 2010 -

I PENSIERI DEI GIOVANI

Montagna come ambiente
La montagna mi dà un senso di sicurezza, ma a volte, quando la guardo mi fa venire in mente la sanguinosa e terribile battaglia successa nel 1916 sulla Zopparina.
Quando io vado al mare mi sento sconfinata e mi chiedo dove sono andate a finire le mie montagne.
A me piace di più stare qui in mezzo alle montagne, dove si respira aria fresca e pura.
Molti turisti vengono dalle città per visitare le nostre montagne perché sono quasi dei musei a cielo aperto, per cercare tranquillità, dal momento che loro vivono in modo caotico, stressante e in mezzo all’inquinamento.
I nostri nonni partivano da casa, dopo aver mangiato una fetta di polenta e andavano in montagna a piedi, a gruppi o a coppie e, per loro arrivare in cima ad una vetta era una conquista.
In montagna si possono osservare da vicino piante ed animali.
Qualche volta vado a fare delle passeggiate, in montagna, con mio nonno (lui è un Alpino).
Per me la montagna è fantastica ed è uno scudo che ci protegge.
Sabrina Margon, classe quarta

Sulla montagna scoperte nuove
Per me la montagna non solo ci protegge ma ci dà anche sicurezza.
I turisti quando vengono cercano tranquillità, pace ed aria pura.
A me piacerebbe arrivare sulla vetta del Pizzo, come si faceva una volta, ma è pericoloso.
Il mio papà, che da giovane è giunto su quella vetta, mi ha detto che da lì si vede tutto piccolissimo e che gli uomini non si vedono neanche.
La montagna è bella e io sinceramente preferisco andare in montagna piuttosto che al mare. Insomma la montagna ci permette di fare sempre scoperte nuove.
Martina Gasperazzo, classe quarta

La montagna ...
La montagna è bella, per me è il luogo ideale per stare a contatto con la natura e respirare aria pulita.
Non mi piacerebbe vivere in una città di pianura, mi sembrerebbe di non avere confini e punti di riferimento.
Quando torno verso casa mi si apre il cuore vedendo il profilo delle mie montagne.
Mirko Corn, classe quinta

Montagna nella storia
Ripensando a tutto ciò che è successo sulle nostre montagne mi viene quasi da piangere.
La battaglia della Zopparina si è combattuta qui novanta anni fa e sono morte molte persone innocenti.
Uomini e ragazzi che per loro sfortuna erano stati chiamati dal proprio Impero o Regno a fare guerra.
Io spero che guerre così cruente non avvengano mai più! Secondo me gli Alpini hanno fatto un ottimo lavoro ricordando queste persone che sono morte in sanguinose battaglie dando la vita per un ideale.
Tommaso Bailoni, classe quinta

I nomi dei Caduti
Noi facciamo la ricreazione nella piazza del paese e spesso io mi fermo a leggere sul monumento dei caduti i nomi di quei soldati che sono morti nella prima e nella seconda guerra mondiale.
Ogni volta penso alla dolorosa e sanguinosa battaglia che si è svolta alla Zopparina nella notte tra il 15 e il 16 Maggio 1916.
Da quello che mi hanno raccontato capisco che quei poveri soldati hanno passato dei momenti bruttissimi e molti di loro sono andati incontro ad una morte dolorosa, senza poter vedere per l’ ultima volta i loro familiari.
Giorgia Bassetti, classe quinta

Davanti al monumento ai Caduti
Ogni volta che vedo quel monumento penso alla sua storia, ai caduti i cui nomi sono stati riportati su quel libro di bronzo.
Penso alla guerra, ma penso anche a quei soldati che volevano salvare la loro patria, penso alle loro emozioni, al loro orgoglio ma soprattutto alla voglia di vivere e di difendersi che sicuramente provavano, come quel soldato che hanno ritrovato alla Zopparina con accanto 362 bossoli di proiettile, segno che si era difeso con grande determinazione.
Quel monumento ricorda i morti della prima e della seconda guerra mondiale.
Su un lato si ergono dei grossi proiettili probabilmente di obice: sono dei reperti quasi certamente ritrovati in campi di battaglia.
Penso che questo monumento sia sacro perché ricorda i caduti che hanno fatto la nostra storia, e per questo non bisogna dimenticarli mai.
Davide Andreatta, classe quinta

Tristezza e gratitudine
A volte mi capita di vedere la montagna in modo diverso, con occhi tristi e mi immagino tutto quello che è successo su queste vette 90 anni fa e la paura che hanno provato i soldati durante le battaglie.
Da quello che mi hanno raccontato la guerra dev’essere stata un’esperienza bruttissima.
Mi dispiace molto per tutte le persone morte combattendo e che magari non furono nemmeno seppellite. Per questo provo tristezza ma anche gratitudine nei loro confronti perché so che lo hanno fatto per costruire un futuro migliore.
Roberta Corradi, classe quinta

Museo a cielo aperto
Secondo me la montagna è un museo ad aria aperta perché sono state ritrovate molte ossa di soldati, bossoli di proiettili, pezzi di bomba, trincee sperdute e molte armi della prima guerra mondiale.
Sono state ritrovate anche molte ossa che sono state portate negli ossari.
Mi dispiace molto per quei poveri soldati morti.
Anche la natura ha sofferto molto in quella guerra perché sono stati distrutti degli alberi, dei prati, il sottobosco, il bosco e i suoi animali.
Denis Baldessari, classe quinta

Il monumento ai Caduti
Nella nostra piazza, dove facciamo ricreazione c’è un monumento dei Caduti, dove, in un libro di bronzo sono scritti i nomi di soldati morti nella prima e nella seconda guerra mondiale.
Sopra vi è una grossa pietra con vicina una bomba.
Intorno ci sono piccoli ma folti cespugli e pini verdi.
Secondo me è giusto che gli alpini di Novaledo abbiano fatto questo monumento per ricordare quei poveri soldati morti in guerra che hanno sofferto tanto per un mondo migliore nel quale viviamo noi oggi.
Io, quando penso ai soldati morti, mi sento molto rattristata per le brutte cose che gli sono successe.
Sabrina Osler, classe quarta

Studiando la storia
Passando per il torrente Roggia, un giorno ho notato un cippo.
Mi sono fermata a leggere l’iscrizione: ricorda un soldato, Pio Scotoni, morto durante la prima guerra mondiale, il 18 marzo 1916, a Marter.
Studiando la storia del nostro paese ho scoperto che egli fu uno fra i primi soldati ad uscire dalla trincea e fu ucciso da una pallottola.
Ricordando tutto ciò mi sento triste. Mi dispiace molto per Pio Scotoni e per tutti gli altri soldati morti durante la guerra.
Vania Cestele, classe quarta

Una preghiera per Pio Scotoni
Il 4 giugno 1923 a Novaledo, ebbe luogo l’inaugurazione del cippo in onore di Pio Scotoni, che era un soldato morto nel 1916, durante la prima guerra mondiale.
Se penso alla guerra, il mio cuore si riempie di dolore pensando a tutto quel sangue sparso e a quei soldati morti.
Per questo, quando passo davanti al monumento di Pio Scotoni dico una preghiera per ricordare lui e tutti gli altri soldati.
Giulia Valentini, classe quarta

Cippo di Pio Scotoni
Durante la prima guerra mondiale, nella nostra zona, nei soldati c’era un giovane di nome Pio Scotoni, che cadde il 18 marzo 1916.
Mi ricordo di questo nome perché so che questo soldato si è sacrificato per noi, per salvare il paese e, uscendo dalla trincea per aiutare un compagno, è stato colpito da un colpo di fucile.
Quando c’è brutto tempo (pioggia, tempeste) guardo dalla finestra e mi sembra di vivere quei tempi di guerra, quella guerra orribile.
Il 4 giugno 1923 qui a Novaledo per ricordare questo buon soldato è stato inaugurato un cippo in suo onore vicino alla Roggia.
Quando passo lì vicino mi si stringe il cuore per il sacrificio che ha fatto per noi.
Selene Rozza, classe quarta

Guardando la Zopparina
A scuola sono venuti gli Alpini di Novaledo e ci hanno parlato della montagna in generale e della guerra che qui si è svolta.
La cosa che mi ha impressionato di più è stato il racconto della battaglia della Zopparina.
Quando nella notte tra il 15-
Ed ora che conosco questo episodio, quando piove o c’è la tempesta vado in camera mia e guardo la montagna pensando a quei poveri soldati che hanno combattuto in quella dolorosa e sanguinosa battaglia sulla Zopparina.
Non vedo l’ora che venga il 2 luglio per andare in quel luogo a ricordare coloro che hanno combattuto nella prima guerra mondiale.
Marika Galter, classe quarta

La Zopparina
Pensando alla battaglia della Zopparina , che è stata molto sanguinosa, provo in fondo al mio cuore una grande desolazione.
Pensare che un luogo così bello, con tanti alberi, fiori, animali…, fu teatro di guerra, mi fa sentire molto triste.
Barbara Anelli, classe quinta

La commemorazione in Zopparina
La commemorazione della battaglia della Zopparina è una festa religiosa che si tiene la prima domenica di luglio.
Lo scorso anno sono andata alla festa e l’ho trovata molto significativa.
Sono stata stupita dalle buche che gli italiani usavano per difendersi dai bombardamenti.
Ho provato ad entrare in una di esse e mi sono messa nei panni di quei poveri soldati.
Ho pensato alla fame,al freddo, che quei poveri uomini hanno dovuto sopportare.
Mi sono molto dispiaciuta per quei soldati che morirono uccisi,di malattia, di freddo e di tutti quelli che furono imprigionati dai nemici.
Valeria Iseppi, classe quinta

La commemorazione
Quest’anno sono intervenuti a scuola gli alpini della sezione di Novaledo a parlarci della 1a guerra mondiale.
Hanno parlato della commemorazione che si tiene la prima domenica di luglio in Val di Sella con una festa che ricorda la battaglia della Zopparina.
E’ una cosa giusta che gli alpini si ricordino di questo episodio e lo festeggino.
Pensando a questi poveri soldati mi vengono i brividi e se mi metto nei loro panni penso proprio che non ce l’avrei fatta a sopportare il freddo, la paura, la fame, come hanno fatto loro.
Stefania Baitella, classe quarta

Un appuntamento per ricordare
L’anno scorso ho partecipato per la prima volta alla commemorazione della battaglia della Zopparina in Val di Sella.
E’ stata una camminata molto lunga però quando sono arrivata in cima mi sembrava di avere più coraggio!
Lassù c’è un piccolo altare dove si celebra la Messa.
Qui si cantano anche delle stupende canzoni della montagna per ricordare quei soldati morti.
La commemorazione si festeggia da 16 anni, durante la prima domenica di luglio.
Spero che anche quest’anno ci sia tanta gente, perché è stato molto bello poter fare un pensiero a tutti i soldati morti che si sono sacrificati per noi.
Non dobbiamo scordarli.
Irene Offer, classe quarta


A.N.A. Valsugana e Tesino – Via Delle Case Nuove -