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Il Gruppo "Pieve di Cadore" a Strigno

Il gruppo artiglieria da montagna "Pieve di Cadore" arriva in paese il 14 aprile del 1957.
Quel giorno, a dare il benvenuto alle truppe, il comune di Strigno organizza una cerimonia di benvenuto.
Una giornata che ancora oggi in molti ricordano. Un evento di cui si trova traccia anche tra gli archivi comunali: nella seduta del consiglio del 12 giugno 1957 si ricorda come l'Amministrazione abbia organizzato un rinfresco agli ufficiali, sottufficiali ed alle truppe.
Una spesa complessiva pari a 22.265 lire, comprensiva anche della decorazione riservata all'alpino Firmino Tomaselli.

Da qualche giorno, presso l'anagrafe comunale erano stati registrati i primi arrivi delle truppe presso la caserma Degol: in data 10 aprile si erano stabiliti in paese il tenente Eligio Crestani con la famiglia.
Risiedevano in via Colle 79: il 15 gennaio del 1961 la partenza da Strigno, con la qualifica di capitano.
Nel 1962, allora comandante della 37° batteria, morì sulle montagne della Val Venosta cadendo in un burrone durante una ricognizione per preparare una esercitazione.
E sempre il 15 gennaio del 1961 arriva in paese anche l'allora tenente d'artiglieria spe
Domenico Innecco: la residenza è in piazza 4 Novembre fino al trasferimento in quel di Trento avvenuto l'11 luglio del 1961.
L'anagrafe comunale registra anche l'arrivo dell'ufficiale capitano Vincenzo Ferrante e dell'ufficiale Tenente Attilio Graffino che rimarrà in servizio presso la Caserma Degol fino al 10 novembre del 1960.
Passano alcuni mesi e pochi giorni prima del Natale del 1957, esattamente il 23 dicembre il consiglio comunale affronta il problema delle tariffe del canone d'acqua: fino ad allora non era mai stato applicato all'edificio occupato dalle truppe italiane.
Dai verbali di quella seduta si legge della decisione "di trovare le forme più corrispondenti e legali per il regolare pagamento".
Viene anche proposta l'istituzione in paese, a causa della presenza delle truppe militari, della terza sezione elettorale.
Nel corso del 1958, altri arrivi oltre a quelli delle truppe che regolarmente prestano servizio presso la Caserma Degol: il 21 agosto diventa cittadino di Strigno il maggiore Cesare Forni che fissa la sua residenza in via Marconi 38.
Rimarrà di stanza alla Degol fino al 19 settembre del 1961: nell'aprile '58 in quel periodo arriva in Valsugana anche il maggiore Alessandro Giovine: rimarrà solo pochi mesi.
Il 17 ottobre '58 infatti viene trasferito a Torino.

Il movimento si intensifica decisamente verso la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60.
Un continuo andirivieni di ufficiali e sottufficiali.
Gli uffici comunali riportano in data 11 febbraio 1959 l'arrivo del Sottufficiale Salvatore Granieri: se ne andrà dalla caserma Degol quattro anni dopo, esattamente il 27 giugno 1963.
Il 5 marzo '59 è il turno dell'ufficiale capitano Renato Verna che verrà trasferito il 5 febbraio del 1963: il capitano Edoardo Castellano viene registrato il 15 marzo per essere cancellato dall'anagrafe comunale il 19 settembre del 1962.Siamo al 3 giugno dello stesso anno.
A fronte dell'arrivo del sergente Gaetano Minale (se ne andrà il 30 luglio del 1963), ecco la prima cancellazione: è quella del sergente maggiore Giuseppe Danzi, del cui arrivo alla Degol non vi è traccia nell'archivio.

A distanza di un mese la storia si ripete: se ne và anche l'ufficiale capitano Angelo Del Giudice.
Passano i mesi.
La presenza degli alpini del gruppo artiglieria di montagna "Pieve di Cadore" in paese è massiccia.
Militari di leva che vanno e vengono.
Stesso dicasi anche per gli ufficiali.
Il12 gennaio del 1960 lascia Strigno il tenente Mario D'Angelo.
Dura solo tre mesi invece la permanenza alla Degol dell'ufficiale Tenente Massimo Manotto: arriva l'8 marzo, se ne va il 4 giugno.
Rimarrà invece tre anni il sottufficiale Pasquino Sangiorgi: l'anagrafe lo registra il 25 marzo, lo cancella il 14 marzo del 1963.
Il 30 marzo si registra come nuovo cittadino di Strigno l'ufficiale capitano Giovanni Surbone.
Esattamente 16 giorni dopo è la volta del tenente Pietro Gramaglia che se ne và da capitano il 4 gennaio dell'anno dopo.
Dura un anno la permanenza alla Caserma Degol del sottufficiale Lodovico Tovazzi: arriva il 30 maggio, se ne và il 12 dello stesso mese ma del 1961, in paese cambia il sindaco.
Al posto di Raffaele Tomaselli, il 18 giugno del 1960 viene eletto Fabio Rella. E' il 2 agosto: alla Degol arriva l'ufficiale capitano Ernesto Nencha: se ne andrà come tenente il 23 agosto del 1963.
E sempre nell'agosto del 1960, il consiglio comunale discute -
Una preoccupazione che il sindaco Rella fa propria.
Intanto gli arrivi si susseguono. Il 9 settembre è il turno del sottufficiale Piergiorgio Franzon (se ne andrà il 16 marzo 1963), il 19 dello stesso mese è la volta del sottufficiale Emidio Varasso (lascerà Strigno il 7 ottobre 1963) mentre il giorno seguente diventa nuovo cittadino di Strigno il sottufficiale Michele Priore.
Un solo arrivo ad ottobre: è quello dell'ufficiale capitano Mariano Trevisan, di stanza alla Degol dal 28 ottobre 1960 al 22 agosto del 1963; ancora un nuovo ufficiale, arriva il 10 dicembre a Strigno.
E' il maggiore Giuseppe Tringalli che rimarrà in Valsugana fino al 21 marzo del 1963 mentre il 21 dicembre arriva presso la Caserma Degol l'ufficiale Tenente Salvatore Serra.
Siamo nel 1961. In municipio continua il movimento all'anagrafe.
Un intenso andirivieni. Il 4 gennaio se ne và l'ufficiale capitano Gianfranco Di Paolo mentre nella seduta del 15 aprile il consiglio comunale torna ancora una volta a parlare della questione dei muli-

Il 9 maggio arrivo a Strigno l'ufficiale capitano Ezio Bubbio. Resterà fino al 22 agosto del 1963: pochi giorni più tardi, è il 20, arriva alla caserma l'ufficiale medico Michelangelo Di Carlo seguito il 23 settembre dall'ufficiale capitano Franco Morino (se ne andrà il 26 settembre 1963) ed il 31 ottobre dal sottufficiale Nicolò Coratelli unitamente al tenente Giancarlo Luigi Malovini che lascerà Strigno il 20 agosto del 1963.
Gli anni passano.
Da cinque anni il "Pieve di Cadore" è di casa a Strigno.

Un continuo via vai. Gente che va, gente che viene.
Come il capitano Salvatore Luciano che lascia la Degol il 24 gennaio ed il capitano Salvatore Serra che lo segue il 23 febbraio.
In quello stesso mese arriva alla Degol l'ufficiale Tenente Antonino Mozzicato (se ne andrà il 14 marzo 1963) mentre il 17 marzo l'ufficio anagrafe registra l'arrivo dell'ufficiale capitano Raffaele Civita: resterà in paese fino al 29 agosto del 1963.
Nell'aprile del 1962 il problema della presenza dei muli approda ancora una volta in consiglio comunale.
E questa volta il sindaco relazione sull'incontro avuto con il maggiore comandante e della proposta formulata per la loro definitiva sistemazione. Il Comune -
In paese infatti monta la protesta, soprattutto per il pericolo derivante dalla presenza dei muli e gli inconvenienti igienici.
Ed il consiglio affronta di petto il problema proponendo anche di relazionare sull'accaduto il Ministero della Difesa.
Quanto alle aree segnalate -
Pochi giorni dopo, viene trovato l'accordo con il signor Benvenuti.
Da qui la decisione del sindaco di revocare la decisione di informare dell'accaduto il Ministero della Difesa.
A fine maggio arriva alla Caserma Degol l'ufficiale Tenente Angelo Fanfani: se ne andrà con la qualifica di capitano l'11 giugno del 1964; il 31 luglio è la volta dell'ufficiale medico Paolo Prezioso mentre il 4 dicembre arriva il sottufficiale Luigi Calzolaro che lascerà Strigno il 2 agosto del 1963
A cavallo tra il 1962 ed il 1963 viene presa la decisione di trasferire dalla Caserma Degol il gruppo artiglieri da montagna.
Nel mese di febbraio è ufficiale il trasferimento a Bassano.
Esattamente dopo 5 anni e 10 mesi, gli artiglieri salutano Strigno.
E lo fanno a modo loro. In silenzio.
Uno dopo l'altro, anche gli ufficiali ed i sottufficiali se ne vanno.
Come nel caso dell'ufficiale capitano Raffaele Marconi: arriva a Strigno il 3 gennaio, se ne và dalla Degol il 7 febbraio.
Nel corso dello stesso anno, sono diversi gli ufficiali ed i sottufficiali che arrivano e se ne vanno.


Il paese a braccia aperte aspettava i "suoi" alpini
Gli artiglieri del "Pieve di Cadore" ritornano a Strigno.
(dall'archivio personale di Claudio Brandalise)


Aprile 1957: il gruppo artiglieri da montagna “Pieve di Cadore” viene trasferito da Belluno alla caserma Degol di Strigno.
“Furono accolti – come precisa il generale Giovine, allora maggiore e comandante il gruppo – con tanto calore, con tanto cordiale e festoso entusiasmo e anche con tanta emozione”.
Fin dal primo incontro, quello in piazza Municipio con la popolazione e quello in comune con il sindaco d’allora Raffaele Tomaselli, nacque tra comunità e truppa un rapporto composto di familiarità e simpatia, di cordialità e stima.
Diventò quasi un legame tra soldati e gente di Strigno: i primi, partendo dal paese, chiudevano un periodo di vita militare qui diversamente vissuto e lasciavano agli strignati un’immagine di serietà e compostezza. Tutti quei ricordi che sa lasciare l’amicizia.

Per quel legame, gli artiglieri alpini sono ritornati venticinque anni dopo.
La manifestazione si è svolta sabato 25 e domenica 26 settembre 1982.
E tutti i partecipanti si sono immediatamente sentiti ancora di casa, fino dall’entrata in paese dov’era d’obbligo la prima sosta nella trattoria alla Chiesa per salutare la zia Alice: vecchia ormai, ma ancora sul fronte delle sue fornelle, come allora.
E’ stata sicuramente la donna più abbracciata durante questo incontro, quasi simbolo genuino dell’ospitalità con quale Strigno sa offrire, per uno stile suo proprio, chi viene da fuori.
La pacifica invasione è cominciata ancora sabato sera ed ha messo subito alla prova – peraltro superata con eleganza e successo – il maresciallo Bertoletti che Il paese a braccia aperte aspettava i “suoi” alpini aveva curato tutta la fase di preparazione nei contatti Strigno – Gruppo Cadore e il collega Russo sul quale pesava il servizio di cucina.
Saluti e brindisi, abbracci e momenti di commozione non sono mancati, così come sono stati forti e frequenti gli applausi al coro Valsella che ha chiuso con la bravura che gli è nota questa prima parte del ritrovarsi tra vecchi commilitoni, ancora in armi e non, etra soldati e le persone che erano state invitate a rappresentare la comunità.
Tutto più ufficiale e di massa il programma di domenica mattina: con l’apertura dello stesso data dalla celebrazione della Messa nell’arcipretale. Ricca di motivi umani e richiami ai valori che devono improntare la vita degli uomini, è stata l’omelia rivolta da don Remo Pioner alla folla che gremiva il tempio come poche volte si vede.
Alle 10.30 la folla riempie piazza Municipio: il Gruppo depone la corona d’alloro alla lapide che ricorda la medagli d’oro Giuseppe Degol. Il “silenzio” zittisce tutti: è questo l’omaggio più vero, che parole qui non sono state dette.
Così è anche, poco dopo, al cimitero dove viene portata una secondo corona al monumento ai Caduti di tutte le guerre.
Le autorità civili e militari in piazza a Strigno al momento della commemorazione
e della deposizione della corona ai Caduti
In lunga processione, con la fanfara della Brigata in testa a zittire ancora tutti: è impeccabile nell’ordine e nel vestire e superba nelle interpretazioni.
Alle 11 l’assalto alla nuova sede del gruppo ANA locale.
Gli alpini in congedo hanno saputo fare le cose con sobria eleganza e non manca proprio niente, se non lo spazio per accogliere tanta gente.
La benedizione è un augurio a che la sede venga usata per incontri che mirino all’operosità ed all’amicizia.
Un brindisi e si torna in piazza Municipio: è il momento dell’incontro ufficiale.
Parla il sindaco Enzo Zanghellini che pone in risalto l’amicizia e la stima verso le penne nere e come quest’incontro sia un momento autentico di solidarietà fra la popolazione civile e i “cittadini con le stellette”.
L’allora maggiore Giovine – oggi generale in pensione – si sofferma a lungo sulla commemorazione del 25° anniversario del loro arrivo a Strigno: “…siamo rimasti legati tra noi da saldi vincoli di stima e di amicizia, nati in quei lunghi mesi di vita e di lavoro comune in caserma…Siamo venuti qui per il piacere di ritrovarci….per scambiarci di persona e a viva voce il nostro abbraccio, le nostre notizie…
Ma questo nostro raduno….avrebbe un significato meno entusiasmante, meno commosso se non fosse stato fatto qui a Strigno.
Lo abbiamo voluto proprio qui, con desiderio unanime, perché a Strigno c’è la nostra vecchia caserma dove abbiamo condiviso gioie e fatiche….Ma ancora, e direi soprattutto, qui a Strigno dove ci siete voi, cari abitanti di questo paese, legati a noi da un ricordo sempre vivo e grato….Eravamo affiatati, abbiamo cercato in ogni occasione di renderci vicendevolmente utili….”

Era allora tenente di prima nomina Inneco: oggi è generale, comandante della brigata “Cadore”.
Si deve alla sua squisita sensibilità la realizzazione dell’incontro.
“Senza di lui, in sostanza, non avremmo potuto certamente riuscirci”.
Nel suo intervento, si sente come viva intensamente questa situazione e come ne avverta i valori profondi, soprattutto quelli della stima, dell’operosità e dell’amicizia.
“Gli alpini sono stati il mio primo amore”: e questa sua frase, subito applaudita è stato il ritornello della giornata.
Attorno al palco delle autorità o mescolati tra la folla – valutata dalle 3 alle 4 mila unità – il generale di Corpo d’Armata Franco Andreis, adesso nella riserva; gli ufficiali inferiori del 1957 e del 1958 Castellano, D’Angelo, Di Martino, Di Paola, Giosafatte, Luciano Meneghello, Ferrari ed altri; il comandante la stazione dei carabinieri di Strigno in quell’epoca maresciallo Zaffanella.
Poi, i rappresentanti di quasi tutti i gruppi Ana del C3. Su un lato, emuli dei “veci” che suonano la fanfara, i bambini della scuola materna: le insegnanti li hanno vestiti di convenienza e sfilano con tamburi e bandiere di saluto: c’è un applauso anche per loro.
L’ufficialità è finita e si rientra nel clima di casa: rancio-
“Ci ricorderemo sempre di voi”.


A.N.A. Valsugana e Tesino – Via Delle Case Nuove -