GRUPPI ALPINI VALSUGANA E TESINO

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Il Casermone

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LA STORIA DEL "CASERMONE"







In paese è conosciuto anche come il "Casermone".  
Un termine adottato dalla popolazione e dalle autorità per far intendere
a mole del fabbricato, in tutto simile a una caserma.
Prima della guerra era stato costruito dal governo austriaco "in alto del paese, un ampio fabbricato".
Eretto, ma non finito, nel 1914 sulla p.f. 651 da Luigi Tiso, assieme a Ermagora Tomaselli e Beniamino Tiso.
"La caserma, la cui edificazione era stata avviata nel 1914 da una ditta locale su commissione del governo austroungarico - ricorda il dott. Luca Girotto - era destinata a divenire sede invernale permanente del Comando, di tre Compagnie e del Reparto Mitragliatrici da montagna del 2° Battaglione del I Landesschützenregiment (le truppe da montagna della monarchia asburgica, ossia gli "alpini" austriaci).
Nel periodo estivo, nel quale le manovre di addestramento si facevano più intense, questi reparti erano invece destinati a stabilirsi nelle sedi di Pieve Tesino (Comando, una Compagnia ed il Reparto mitragliatrici), a Castel Tesino (una Compagnia) ed alla Barricata della Marcesina (una Compagnia).
Un'altra compagnia avrebbe avuto invece sede estiva ed invernale a Grigno, ove già esisteva una capace caserma.
Nell'agosto 1915 (15 del mese: occupazione italiana della linea del Maso), il Casermone cadeva in mano italiana divenendo inizialmente un semplice accantonamento di truppe e servizi (il Comando della 15 divisione si stanziò ben presto a Castel Ivano).



Bombardato all'inizio della Strafexpedition e momentaneamente occupato il 24 maggio dagli Schützen Volontari dell'Alta Austria poi sanguinosamente respinti nella notte da due compagnie di alpini del btg Feltre ed una di Finanzieri, l'edificio rimase poi in mano italiana fino al ripiegamento al Grappa del novembre 1917.



Nel settembre 1917, durante la "notte di Carzano" nei robusti sotterranei del Casermone era installato il sistema di comando destinato a dirigere la sfortunata azione.
Per tutto l'ultimo anno di guerra il Casermone funse da deposito materiali ed alloggiamento per le truppe che riposavano in retrovia dopo essere state ritirate dal fronte del Grappa e del Canal di Brenta.
Ritornò in mano italiana, spoglio e gravemente danneggiato, solamente ai primi di novembre del 1918."





Nell'autunno del 1919, lostesso Luigi Tiso vendette al comune di Strigno - in tal senso autorizzato dalle Autorità di Sorveglianza - il fabbricato ed una porzione di 10.000 metri del terreno circostante "al fine di collocarvi - si legge in una nota del 1933 dell'allora podestà di Strigno Giovanni Ferrari - 40 e più famiglie di profughi del paese sprovvisti d'abitazione, sollevando il Governo dalla necessità di costruire non meno di venti baracche".
Tra il 1919 ed il 1920 il Casermone ospitò i profughi di Guerra.
Solo il 27 febbraio del 1924 venne redatto il contratto di compravendita con il Commissario Prefettizio Guido Suster.



A quell'epoca il Casermone consisteva in 22 locali sotterranei, 24 al pianoterra, 14 al primo e 13 al secondo piano: tutti adibiti ad uso industriale per una prezzo fissato in 155.000 lire.
Il 28 agosto del 1922 il Comune aveva affidato il Casermone "a titolo di esprimento per la durata di tre anni alla ditta  Canavero e Pons di Torino": successivamente subentra la Ditta  Canavero e C con cui il 20 giugno dello stesso anno Guido Suster stipula la vendita del fabbricato per un'ammontare di 260.000 lire.
Fino agli anni '30 il Casermone ospita la "Fabbrica pizzi e merletti Canavero- Pons".
Una presenza che favorì la ripresa economica con una fabbrica di ricamo a catenella che diede lavoro a circa 200-250 donne.



Presso gli archivi comunali, esiste anche una lettera del 29 settembre 1922 in cui il sig. Luigi Tambosi di Trento aveva chiesto la disponibilità del comune per realizzare a Strigno un impianto per una filanda da seta capace fino a 120-150 bacinelle per una occupazione complessiva di 250-300 operaie.

"Già prima della Grande Guerra - si legge in una nota della Giunta Provinciale della Venezia Tridentina del 23 settembre 1922 - il ricamo a catenella era il prodotto su cui lavoravano molte maestranze della zona in quella che allora era l'unica industria presente in paese.".



Con l'arrivo a Strigno della Ditta Canavero e Pons, oltre alle 80 macchine di sua proprietà, ne vennero rimesse in produzione altre 120 per diversi anni inerti e danneggiate messe a disposizione dal Fondo Pellagra.
Ma, caduta la moda del ricamo a catenella, verso il 1928 la fabbrica dovette essere chiusa.
All'inizio degli anni '30, arriva a Strigno una proposta per l'utilizzo del Casermone.
A formularla è la ditta Aimone & Marzan di Torino: l'intenzione è quella di realizzare un stabilimento e scuola convitto climatico internazionale.
Diretta dal prof. Benedetto Cimino di Milano, servirebbe anche per lo studio delle lingue, delle industrie, delle arti e dei mestieri.
Il Casermone viene acquistato dalla ditta torinese.
" Si pensa di trasformare il Casermone - scriveva Ottone Brentari ne Il Cimitero del Trentino - in un istituto di tubercolotici, aspirando alla generosa offerta degli Italiani di Buenos Aires; ma il progetto non incontrerà forse le simpatie generali."  
Una Scuola Convitto, "una istituzione privata e filantropica - scriveva il prof. Cimino al podestà di Strigno - che tende e ridonare le forze fisiche a tanti giovani esistenze, e nel  contempo collaborare ai voleri impartiti dall'amatissimo nostro Duce!".
Presso gli archivi comunali, esiste un'ampia documentazione a proposito con il podestà che in diverse occasioni sollecita Prefetto e lo stesso governo fascista " a prendere una decisione su cosa fare del Casermone".


In data 21 giugno 1933 XI l'allora Podestà di Strigno, cav. Giovanni FerrarI,  orrispondendo al dispaccio n. 2955/122 di data 9 giugno 1933 scriveva all'on. Ministero della Giustizia in Roma:  

"Mi sono affrettato a conferire col Signor Dott. Rag. Luigi Agnes residente in via S.Francesco d'Assisi 22 a Torino, liquidatore dell'Unione Tessiture Ajmone Marsan già proprietaria dell'ex "casermone" sito in questo Comune e che codesto on.le Ministero ha intenzione di adattarvi la istituenda casa per minorati fisici e psichici".


Ma quanto dovrebbe sborsare il Ministero per comprare il "Casermone" II liquidatore - scrive il podestà di Strigno - è rimasto sorpreso della perizia fatta dall'Ufficio Tecnico di Finanza di Trento nei riguardi dei valori di stima dell'immobile.  

A ragion del vero lire 210.000 è un prezzo basso perché anche ad un estraneo il fabbricato mostra un valore d'importo di gran lunga superiore".  
Lo stesso signor liquidatore - continua il cav.Ferrari - mi ha fatto capire la impossibilità  assoluta di poter concretare qualche cosa su tale importo, e ho compreso infine che qualora codesto onle Ministero arrivasse alla somma di 320, 330 mila lire il fabbricato
verrebbe ceduto.
Codesto Ministero - conclude il podestà - farebbe un affarone perché il sottoscritto si rende garante di aver letta una perizia giudiziale fatta nel 1927, perizia che dà il valore di tale fabbricato  compreso il terreno attiguo, di un milione e ottocento mila lire".  
L'unica risoluzione è che venga acquistato dallo Stato per essere riadattato anche in caso di un suo utilizzo per una casa per minorati fisici e psichici".
E così avvenne.


Nell'agosto del 1935 il nuovo podestà di Strigno Anacleto Vezzoni - in una lettera indirizzata al dott. Luigi Agnes di Torino, liquidatore dell'Unione Tessiture Ajmone Marsan sollecita l'invio a Strigno dei militari una volta ultimate le grandi manovre di Bolzano e Udine.
"Questo nella speranza che l'Autorità Militare ritenga opportuna e conveniente l'utilizzazione, mediante occupazione, del Casermone".  
Viene suggerito anche di proporre al Ministro della Guerra l'acquisto dello stabile.
"Passata questa occasione, non saprei più neppure io - si legge nella lettera - a che santo rivolgermi e che la fine del Casermone, per grave deperimento, sarebbe poi senz'altro segnata".
Il Casermone diventa proprietà dello Stato. Il 20 novembre del 1935 l'Ufficio delle Fortificazioni del Comando Divisione Militare del Brennero di Bolzano decreta l'accasermamento di un battaglione di truppa presso il Casermone.
Dopo sette giorni, il tenente Giulio Nucci dell'Ufficio Staccato Provvisorio del Genio Militare di Trento revoca la decisione
Ma è solo una questione di tempo.  
L'acquisto viene definitio verso la fine del 1936 per una somma pattuita di 100.000 lire.  
Dal Genio Militare furono eseguiti dei lavori: l'edificio venne alzato ed ampliato per una  spesa pari a 60.000 lire dall'Impresa Luigi Lonardi & Figli di Verona.  
Nei primi mesi del 1937, il Casermone accoglie il deposito formante del Centro di Mobilitazione del gruppo Lanzo del 5° Reggimento Aritiglieria Alpina (Divisione Pusteria) e successivamente, a partire dal 15 giugno 1937, il 551° Battaglione Mitraglieri Motorizzato della Divisione Trento.  
L'8 settembre 1943, data dell'armistizio, la Degol venne abbandonata dai soldati italiani di stanza.


Nei giorni seguenti fu presa letteralmente d'assalto dalla popolazione locale che asportò armi, viveri, suppellettili e persino finestre.  
A Strigno vennero ospitate anche truppe della "Wermacht" tedesca (inclusi turkestani alleati): in un secondo momento arrivarono anche i "Badogliani".
Tutta la zona era considerata dai tedeschi come zona di partigiani ed era attentamente sorvegliata da fitti pattugliamenti notturni di militari tutti vestiti di nero.
Solo due anni dopo con la domenica 11 maggio 1945, a guerra finita, cambiò anche il presidio.

Ai germanici subentrarono gli Americani, gli Inglesi e gli Indiani.
Dopo la fine del conflitto, la caserma venne stabilmente occupata dalle truppe italiane, dagli alpini e dall'artiglieria da montagna del Battaglione Feltre fino all'aprile del 1947.
Pochi mesi più tardi, siamo nell'agosto del 1947, il sindaco di Strigno si rivolge direttamente all'allora Presidente del Consiglio Alcide Degasperi. "II vastissimo edificio, con le rispettive adiacenze - si legge nel-la lettera - meglio descritto nel promemoria allegato, deve essere utilizzato, sia nell'interesse dello Stato proprietario, che nell'interesse della zona.
La fabbrica di manifatture che prima vi era collocata garantiva il lavoro a numerosa gente; i militari che vennero di stanza in seguito, fino allo scorso aprile (1947) portarono al Comune numerose sensibili entrate finanziarie.  
Ora il fabbricato, completamente vuoto, è stato dato in provvisoria consegna al Comune, il quale non può peraltro disporne perché, a quanto risulta, le caserme della Valsugana non potrebbero essere cedute dall'Autorità Militare".
A questo punto il primo cittadino chiede l'aiuto di Degasperi per realizzare due tappe necessarie all'attuazione di un progetto per l'utilizzazione del Casermone.
1) sdemanializzazione e cessione del complesso dei fabbricati al Comune, in proprietà od in affitto a lunga scadenza, "a condizioni accettabili per la nostra non lieta situazione finanziaria";

2) ottenuta la cessione "sarebbe nostro desiderio che fosse tenuta presente la

possibilità di un'utilizzazione razionale, sia mediante il collocamento di qualche fabbrica o industria, che assorbirebbe la mano d'opera locale, costretta ad una crescente emigrazione, sia mediante la sistemazione di Istituti, Collegi, ecc.


Noi stiamo cercando - conclude il sindaco della rinata autonomia comunale - di introdurre l'idea fin dove possiamo, ma le nostre conoscenze e le nostre possibilità sono limitate: onde la necessità dì chiedere anche alla Sua bontà un aiuto ed una eventuale raccomandazione".  
Dal 1948 e fino al 1952 per interessamento del Cav. Uff. Adone Tomaselli, ispettore scolastico e sotto il patronato della Lega Nazionale di Trieste, allora zona B, il Casermone divenne colonia estiva per circa 400 bambini triestini.







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16/05/2012
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