GRUPPI ALPINI VALSUGANA E TESINO

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Zoparina

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LA BATTAGLIA DELLA ZOPARINA  

di Giulio Vaccarini

La Zoparina è una località che si apre sul crinale tra Valsugana e Val di Sella, nella parte più meridionale del territorio comunale di Novaledo.
L'area è attraversata da un sentiero che si stacca a fondovalle da Oltrebrenta per proseguire fino all'alta Val di Sella.
Lungo questa erta mulattiera (che gli Alpini hanno intitolato a Modesto Gozzer, un compaesano disperso in Russia)  nel maggio del 1916 avvenne lo sfondamento delle linee italiane da parte di quella che gli strateghi asburgici chiamarono "Strafexpedition" ossia offensiva per punire il Regno d'Italia.
Gli Alti Comandi del regio esercito italiano avevano posto a guardia del costone un reparto di fanteria (l'11.ma compagnia del XXXIreggimento, brigata Siena) agli ordini del capitano Achille Sega.  
Una ricerca effettuata dallo storico Luca Girotto presso l'archivio USSME a Roma ha individuato tra i carteggi relativi agli interrogatori degli  italiani rientrati dalla prigionia anche le dichiarazioni rese dall'ufficiale.
"La linea difensiva - dichiarò il cap. Sega - era formata da ripari di sacchi a terra e da scavi  poco profondi, disposti in modo da coronare il ciglio. Il personale al mio comando,  stante la lunghezza della linea, era necessariamente disperso a squadre di 5-7 uomini… reciprocamente a contatto visivo solo di giorno… Mancavano del tutto le comunicazioni telefoniche con il comando di Bagni Sella e assenti erano tutte le armi sussidiarie, come mitragliatrici, pistole ecc. Esistevano solo 5 o 6 bombe a mano in distribuzione tra i soldati".
In una situazione così precaria, dalla quale emerge chiara tutta la superficialità degli Alti Comandi militari del Regno, avvenne l'attacco austro-ungarico.
"Alle ore 19 del 15 maggio - si legge avanti nel rapporto dell'ufficiale - cominciò su tutta la linea un tiro d'artiglieria che andò intensificandosi fino alle 20.30; inviai in quei momenti almeno 3 portaordini, senza ricevere comunicazioni, né rivedendo i medesimi. Domandavo munizioni, ordini o almeno rinforzi".

Il cannoneggiamento aveva avuto effetti devastanti.
Il bosco in cui erano dislocati i fanti del "Siena" andò in fiamme ed i soldati erano tutti impegnati ad estinguere i focolai, che illuminavano la notte, quando le sentinelle  sulla mulattiera che sale da Novaledo avvertirono "rumori indicanti l'ascesa di numerosa truppa… c'era chi si diceva certo di aver udito parlare in italiano…".
Una situazione drammatica e confusa, aggravata da scariche di mitragliatrici che dalla parte del Carbonile prendevano d'infilata la linea difensiva italiana illuminata dall'incendio "Capii di essere quasi completamente circondato - spiega il cap. Sega - quando alcune bombe a mano caddero ed esplosero nella nostra trincea provenendo dalla Busa del Mochene… Solo la via verso il Sasso Alto pareva ancora aperta, ma il nemico… invase la posizione. La fucileria nella trincea si spense ben presto e si arrivò alla baionetta… Fu così possibile al nemico catturare e disarmare i vari drappelli superstiti, credo circa 45 uomini".
Con tre soldati, l'ufficiale si ritrovò nel buio, ma mentre tentava di chiamare a voce gli altri militari fu colpito al collo da una fucilata e fatto prigioniero.
Dopo un'ora di marcia, sorretto da un soldato, potè raggiungere la località di Oltre Brenta nel fondovalle di Novaledo e quindi, sempre a piedi, Levico e poi Pergine, dove ritrovò molti dei soldati feriti nella battaglia.
Seppe anche che l'attacco era stato portato da un contingente di duemila "Kaiserjaeger" giunti a Caldonazzo un paio di giorni prima..Condotto a Trento (a piedi) il capitano Sega venne interrogato e quindi avviato al campo di prigionia di Mauthausen.


* * *

Da vent'anni, ormai, il Gruppo Alpini di Novaledo ricorda ufficialmente i Caduti della battaglia della Zoparina con una cerimonia religiosa che ha luogo la prima domenica di luglio.
L'area dello storico evento è stata, in questi anni, opportunamente attrezzata in modo da poter accogliere i visitatori.
Si è provveduto anche a far traslare in luogo consacrato i resti mortali di un soldato, rinvenuti  in una trincea da un giovane Alpino di Novaledo, Stefano Begher.
Grazie agli interventi delle "penne nere" locali, dalla Zoparina, ora, si può  godere uno spettacolare panorama su un ampio tratto della Valsugana.
Nella parte di competenza del Comune di Borgo, in cui si trovavano le strutture logistiche del fronte italiano, hanno operato gli Alpini di Olle, che  hanno effettuato i lavori di ricostruzione di vari manufatti: postazione di artiglieria, bunker, camposanto (il cosidetto "cimiteroto" dove venivano provvisoriamente inumate le salme dei caduti), completando in tal modo l'area della  battaglia.






LE FOTO DELLA ZOPARINA
 
 
 
 
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16/05/2012
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